Una separazione che aleggiava da settimane e adesso prende corpo: Roberto De Zerbi saluta il Marsiglia e riapre il capitolo italiano
La stagione aveva preso una piega storta. Al Vélodrome si percepiva un’aria elettrica, non di quelle che spingono. Più rumore che spinta, più attesa che fiducia. Con De Zerbi la promessa era chiara: coraggio, gioco, identità. Ma quando i risultati non rispondono, il resto diventa fragile. E quella linea sottile tra progetto e pazienza, in Francia come in Italia, si spezza in fretta.
Ora è ufficiale: l’Olympique Marsiglia e Roberto De Zerbi hanno interrotto la collaborazione “di comune accordo”. Il club parla di una decisione condivisa tra proprietà, presidenza, direzione sportiva e allenatore. Una formula prudente, che segnala una scelta strategica più che un atto d’impulso.
Il contesto, però, pesa: una serie di gare complicate, una battuta d’arresto europea e una sconfitta pesante nel derby con il PSG hanno limato margini e fiducia. I numeri esatti della crisi sono materia da archivi, ma la percezione pubblica è stata netta: il ciclo non stava ingranando.
Sul piano tecnico, l’impronta di De Zerbi resta riconoscibile. Pressione alta, costruzione dal basso, giocatori chiamati a rischiare una giocata in più, non una in meno. È lo stesso spartito che in Italia, al Sassuolo, ha valorizzato profili come Locatelli, Berardi e Raspadori, e che in Premier lo ha portato a qualificare il Brighton in Europa, un traguardo storico che ha alimentato la sua reputazione internazionale.
A Marsiglia, però, identità e risultati non si sono incastrati con la stessa puntualità, non sempre almeno. Succede. Il calcio d’élite non concede tempi lunghi quando l’onda si ritira.
E adesso? Il nome di De Zerbi torna in cima all’agenda del calciomercato italiano. Le grandi, oggi, sembrano orientate alla continuità con i rispettivi tecnici: è la linea che filtra, ma senza annunci ufficiali non ci sono certezze. Più concrete, stando ai ragionamenti degli addetti ai lavori, appaiono piste come Lazio e Fiorentina.
Profili di club ambiziosi, bisognosi di un salto qualitativo nel gioco e nella gestione del possesso. Occhio anche al Bologna: se a fine stagione si consumasse un cambio in panchina, la compatibilità tattica sarebbe immediata, per principi e cultura del lavoro.
C’è un punto, però, che non va dato per scontato: tempi e condizioni dell’uscita da Marsiglia. Clausole, indennizzi, staff. Nulla di tutto questo è stato reso pubblico in dettaglio, e senza documenti non conviene tirare a indovinare. Di certo c’è la reputazione: nel nostro campionato, il brand “De Zerbi” resta forte. La Serie A conosce il suo calcio, sa come può cambiare il ritmo di una squadra, e al tempo stesso ne ricorda l’esigenza: servono dirigenti allineati, campo e mercato che parlino la stessa lingua.
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