Le palline del sorteggio hanno un suono strano: promettono futuro, agitano la pancia, spostano destini. A febbraio, tra il 17-18 e il 24-25, tre italiane da testa di serie si giocano il passaggio: l’aria è pulita, la strada no. E il bello, in fondo, è tutto qui.
La Champions League versione “fase a campionato” ha lasciato segni e qualche rimpianto. L’Inter ci arriva da testa di serie, ma la sensazione non è di passeggiata.
Il possibile incrocio con il Benfica pesa per una ragione evidente: l’ombra lunga dell’allenatore. José Mourinho sulla panchina dei portoghesi ha dimostrato di essere ancora in grado di sorprendere, ma al momento non ci sono conferme ufficiali. Se diventasse realtà, l’equilibrio emotivo della sfida cambierebbe. Con lui, le partite a eliminazione diretta assumono spesso un copione spietato.
L’alternativa si chiama Bodo/Glimt. Squadra rapida, idee chiare, ma a febbraio la Eliteserien è ferma: la Norvegia riparte in primavera e il ritmo gara può dare un vantaggio concreto. Qui conta la gestione: pressione alta solo quando serve, linee strette, niente frenesia. Perché la seconda soglia è più ripida.
Uno step più in là, agli ottavi, ci sono lo Sporting e il Manchester City. I portoghesi costruiscono bene, sono elastici e hanno identità europea. Il City resta l’avversario massimo: rosa profonda, dettagli curati, abitudine al controllo. Un titolo europeo recente e numeri da macchina ne spiegano il livello senza aggiunte.
La Juventus ha rimesso in moto la stagione nella seconda metà della fase. Due profili che si possono beccare ai playoff: Club Brugge e Galatasaray. I belgi lavorano sul collettivo e sui giovani, corrono tanto e sporcano linee di passaggio: un match da pazienza e pulizia tecnica. Con il Galatasaray, la trappola è doppia: qualità offensiva e ambiente. Il “Rams Park” è una bolgia, pressione sonora continua, luci, fumo, tempi spezzati.
Victor Osimhen è sicuramente il protagonista assoluto e il suo ex mentore Spalletti dovrà essere bravo ad arginarlo. All’eventuale turno dopo, ecco i giganti inglesi: Liverpool e Tottenham. Il primo ha una tradizione europea che pesa, soprattutto ad Anfield, dove l’intensità non scende mai. Il secondo sa essere verticale e preciso: quando trova campo, punisce.
L’Atalanta paga un paio di passaggi a vuoto recenti. Ma resta squadra con memoria vincente: l’Europa League 2024, con il 3-0 al Bayer Leverkusen in finale, è ancora lì a insegnare che nulla è scritto. Il Borussia Dortmund è un avversario da maneggiare con cura: transizioni, esterni rapidi, la “Südtribüne” che spinge. L’Olympiacos, invece, presenta un tasso tecnico più gestibile, ma il “Karaiskakis” sa incendiare le notti.
Più avanti, l’orizzonte si fa verticale: Arsenal e Bayern sono montagne. Gli inglesi hanno struttura, pressione, ampiezza; i bavaresi sommano talento e fisicità. Serviranno lucidità nei primi 20 minuti e letture perfette sulle seconde palle.
Al netto di incroci e nomi, un dato è verificabile e semplice: a febbraio conta chi arriva con gambe vive e idee corte. Le italiane devono portare due armi: gestione del tempo (saper rallentare e accelerare) e coraggio nei trenta metri finali. Le stelle fanno la differenza, ma spesso la fanno anche la scelta del passaggio giusto e una marcatura preventiva. Poi, il sorteggio farà il suo. E a te, tifoso o semplice curioso, cosa fa più paura: l’avversario di oggi o quello che ancora non riesci a immaginare?
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