Un filo teso, poi la pazienza. Ora, la sensazione che il momento sia arrivato: Milan e Mike Maignan hanno rimesso al centro fiducia, ruolo e ambizione. Manca un tratto di penna, ma l’immagine è già chiara.
Il dialogo tra Milan e Mike Maignan si è rimesso in moto senza strappi. Le parti si parlano, si ascoltano, hanno archiviato le piccole frizioni del recente passato.
Oggi l’aria è diversa: club, giocatore e soprattutto gli agenti remano nella stessa direzione. Il calendario offre anche una tappa concreta: dopo la trasferta di Roma, è atteso un incontro decisivo con Jonathan Kebe. Era già comparso a Milano dopo la vittoria di Como, segnale di un cantiere aperto e vivo. La firma non c’è, va detto. Ma i segnali convergono.
L’estate scorsa era scivolata via con un “quasi” che ha lasciato scorie: Chelsea alla finestra, gradimento del portiere, risposta “no grazie” in via Aldo Rossi. In molti hanno letto quella scelta come una permanenza a tempo, fino alla scadenza del 30 giugno 2026. Poi, a inizio 2025, qualche errore di troppo e un passo indietro nella trattativa di rinnovo.
Soglia psicologica varcata? Non del tutto. Il direttore sportivo Igli Tare, con l’ad Giorgio Furlani, Max Allegri e lo staff, ha lavorato sul rapporto, sul campo e fuori. Il feeling con Allegri, con il vice Landucci e con il preparatore dei portieri Claudio Filippi ha fatto il resto. Le prestazioni sono tornate solide, l’ambiente si è ricompattato, e Maignan ha ritrovato gusto e appartenenza.
Qui entra la sostanza. L’offerta rossonera, secondo quanto filtra, prevede un ingaggio base di circa 5 milioni netti a stagione, con bonus legati a obiettivi individuali e di squadra. Incentivi “raggiungibili” che possono alzare la cifra fino a lambire la soglia di Rafa Leao, oggi il più pagato in rosa. Nel pacchetto, un punto chiave: nessuna clausola rescissoria.
E un orizzonte temporale lungo: contratto fino al 30 giugno 2031. Questi dettagli sono in discussione e non ancora ratificati, ma la cornice è quella. Tradotto: stabilità tecnica, margine di programmazione, leadership blindata nello spogliatoio.
Un accordo lungo, senza clausole, racconta la volontà di proteggere un asset tecnico e carismatico. Per Maignan significherebbe un progetto al centro, non un passaggio. Per il Milan, la certezza di costruire una squadra con un riferimento chiaro tra i pali, dalla gestione dell’area alle uscite alte, dalla comunicazione con la linea alla prima impostazione
Maignan è nella piena maturità agonistica per un portiere d’élite. È arrivato a Milano nel 2021, ha vinto lo Scudetto 2021-22 ed è stato premiato come miglior portiere della Serie A in quella stagione: dati e riconoscimenti che spiegano perché il Milan voglia ripartire da lui. Il capitolo commissioni, ultimo nodo emerso, non è sparito ma oggi fa meno paura: le parti lavorano per una soluzione sostenibile. Se la penna è in mano, serve che l’inchiostro scorra nella sede giusta.
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