Benevento, Inzaghi: “Ecco il nostro segreto”

Filippo Inzaghi (www.gettyimages.it)

Simone Inzaghi, tecnico del Benevento, ha parlato nel corso di un’intervista concessa alla Gazzetta dello Sport:

Intervista a Inzaghi sul Benevento

 

«Con la convinzione si raggiungono traguardi insperati e comunque, se uno ci crede e dà tutto se stesso, sarà sempre a posto con la coscienza. Era la mia idea quando giocavo e ora lo è in panchina».

Filippo Inzaghi (www.gettyimages.it)

Intervista a Inzaghi sullo stile di gioco

La cultura del lavoro è più importante del talento?

«C’è chi nasce fortunato. Eppure ho visto tanti talenti che si sono sprecati diventando “normali” che hanno raggiunto traguardi importantissimi. Senza talento fai fatica, vero. Ma il talento va curato».

Forti mentalmente?

«Quando vinci sei sempre visto come un fenomeno che sa dominare tutto dalla panchina, quando perdi non capisci niente e sbagli i cambi: ho visto allenatori vincere Champions eppure venire esonerati. Io ho giocatori forti e devo fare in modo che vadano in campo nelle migliori condizioni. Vale sempre quella battuta: gli allenatori devono fare meno danni possibile…».

Il calcio o ‘il mio calcio ‘?

«È una cosa che nel calcio d’oggi paga, io però non devo vendere nulla: ho una carriera alle spalle, non devo fare a tutti i costi questo lavoro e alleno spinto dalla passione. Sono salito piano piano. Sono uno che ancora ha i brividi se pensa al Viareggio in passato co nil MIlan,,  proprio quando sarei dovuto andare ad allenare il Sassuolo prima che Galliani mi trattenesse..».

Filippo Inzaghi e Rolando Maran (www.gettyimages.it)

Intervista a Inzaghi sulla differenza tra Serie A e Serie B

Serie A o Serie B?

«L’anno scorso in B avevo una squadra molto più forte di tante altre e allora potevo giocare in un certo modo; quest’anno devo cercare più equilibrio. Prendere 4-5 gol e sentire dire che il Benevento gioca il calcio più bello del mondo no, non è questo il mio intento».

 

Perchè Benevento? 

«Nei club non fa differeza, trovo pressioni e le critiche sono sempre le stesse, qui o in una città come Milano, e le metti sempre in conto. Sono arrivato qui per il mio rapporto con il diesse Pasquale Foggia: mi voleva già in passato, mi ha permesso di portare con me tutto il mio staff, un gruppo che mi aiuta a fare la differenza perché vive il calcio come lo vivo io. Lui ha mi ha voluto».

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