AIA, Nicchi via: ecco chi prende il suo posto

Nicchi e trentalange
Nicchi e trentalange

Marcello Nicchi potrebbe andar via. Al suo posto Alfredo Trentalange che si candida alla presidente dell’AIA, Associazione italiana arbitri.

AIA, Nicchi via: ecco chi prende il suo posto

Alfredo Trentalange, candidato alla presidenza dell’Aia (il 14 febbraio sfiderà Marcello Nicchi, in carica dal 2009, al terzo mandato e alla quinta corsa elettorale) potrebbe essere il nuovo presidente. Queste le sue parole alla Gazzetta dello Sport:

 

«Il nuovo è un processo che non nasce dall’oggi al domani, non s’improvvisa. Il nuovo si costruisce e noi possiamo formare il futuro. Il presidente dell’Aia non può durare più di due mandati, otto anni diventano troppi».

Novità?

«Ma non si può arrivare ai secondi senza passare per i primi. Negli anni sono andati via tanti associati. Condividere, spiegare anche punti di vista differenti affinché siano una risorsa, è politica e non avarizia il nostro lavoro».

Nicchi e trentalange
Nicchi e trentalange

AIA, Trentalange vuole prendere il posto di Nicchi

Contrasti?

«In Italia c’è un problema culturale nel vedere l’arbitro dovuta a scarsa comunicazione, ignoranza, scarsa attenzione a quello che potrebbe unire. Spesso i malintesi nascono dalla buona fede basata su presupposti sbagliati. Un esempio: nel calcio, una rimessa effettuata non nel punto giusto porta ad invertire tutto, ma il buon senso invece suggerisce di anticipare e spiegare che la posizione è scorretta. Cosa sarebbe più giusto?».

Ricetta?

«Bisognerebbe fare i ricercatori e non i presuntosi. Io per anni ho predicato tecnica, etica, umanizzazione e non possiamo fare nulla di diverso. Noi siamo l’esperienza che porta al nuovo. C’è bisogno di condivisione, ma quella vera. E si deve lavorare per la trasparenza per non mandare via nessuno».

Verona Serie A
Verona Serie A (Getty Images)

AIA, chi è Trentalange?

Passato da arbitro?

«In realtà io ero calciatore. Giocavo mezz’ala, ai miei tempi ero un numero 8. Feci anche il provino per una squadra di Torino che ha i colori granata… Mi dissero: “O arbitro o giornalista”. Scelsi il primo e sapete per cosa? Per quel senso della giustizia che ognuno ha dentro di sé, per la voglia di portare la “pace” in campo con valori che devi imparare da bambino per arbitrare. Non è stato facile. Quando ero in serie A, tornavo a casa e mia figlia mi diceva: “Perché devo prendere 6 quando tu prendi 4?”. Non era per nulla facile».

Lazio Verona Serie A
Lazio Verona Serie A (Getty Images)